Palla al cesto

Con carta e penna

Ciao Pallacanestro,
Ti rubo solo pochi attimi, non mi dilungherò molto.
Quella che ti scrivo è una sorta di lettera d’amore.

Non ci siamo mai scritti con carta e penna, ma solo attraverso qualche “post” pubblicato sui social in questi ultimi tempi.
Sono anni, oramai decenni che ti son fedele: a volte mi hai tradito a volte ti ho tradito io, ma siamo sempre riusciti a ritrovarci.
Fin da quando avevo 5/6 anni i miei genitori – come tanti altri – si sono impegnati a farmi frequentare i due classici allenamenti settimanali da un’ora assieme agli altri bambini.
Da allora è stato un susseguirsi di esperienze, e non smetterò mai di essergli grato per avermi fatto iniziare questa avventura.
Crescendo, verso i 12/13 anni, “entrando” nel mondo delle giovanili, ho cercato per quanto fosse possibile di gestirmi da solo il tragitto casa – palestra, andando a piedi.
Ai miei occhi era un primo gesto di indipendenza per non pesare sui miei genitori.

Ho avuto la fortuna di passare gli anni delle giovanili con gli amici più cari con cui sono cresciuto.
Abbiamo partecipato a campionati provinciali e nazionali, sempre con gli sfavori del pronostico, e forse oggi posso dire che abbiamo vinto meno di quanto potessimo fare.
Agli occhi della persona che sono oggi posso dire che sono molti i “mezzi” su cui i ragazzi possono contare adesso (Preparatore Atletico, Fisioterapista, Dirigente Accompagnatore, uno, due anche tre allenatori).
Mezzi che, con estrema sincerità, noi non avevamo.
Ma non mi sto lamentando sia chiaro. Vorrei solo far capire alle generazioni di oggi quanta fortuna hanno, malgrado il loro continuo lamentio anche per le cose più semplici.

Ho avuto la possibilità di far un’esperienza che forse, anzi sicuramente poteva darmi un bagaglio tecnico notevolmente superiore, ma per questioni logistiche non ho potuto fare di più e forse in quei mesi un puo’ ti ho odiato.

Ho finito le annate delle giovanili facendo spola con la prima squadra.
In quegli anni, nei quali dovevi decidere il tuo futuro o cercare di intraprende la strada migliore, ricordo che per scherzo cominciai ad allenare.
Da quel giorno ad oggi sono passati più di 10 anni.
Ho visto generazioni crescere e appassionarsi a uno degli sport più belli del mondo.
Ci sono state occasioni dove volevo gettare tutto all’aria a causa delle difficoltà, della motivazione che veniva a mancare, delle incomprensioni. 

Ti stavo tradendo.
Ma, a decidere di non farmi mollare e abbandonare tutto, sono sempre stati loro: i bimbi.

Negli anni in cui ho allenato, oltre a trovare anche un lavoro che mi permettesse di portare avanti questa passione, con alti e bassi ho sempre cercato di trovare un compromesso per poter giocare.
Sono sempre rimasto fedele a quel bimbo che, sin da piccolo, aveva bisogno di una palla e di un canestro per sentirsi vivo.
Troppa gente ha lasciato in questi anni il basket, nascondendosi dietro a surreali motivazione prive di un fondamento.
Io non lo faccio, fin che posso.

Ora mi trovo in un periodo di pace con te, ci siamo ritrovati.
Tra qualche mese senza litigi, ricomincerà tutto e ricomincerà questo incredibile nostro AMORE.