Quel posto” si chiama Tulear

Sono seduto e, dopo qualche settimana, cerco di fare un riassunto delle emozioni vissute.
Non l’ho fatto prima perché appena tornato dal viaggio, non ho avuto modo di razionalizzare le esperienze vissute.
Mi sono subito ri-buttato nella realtà di tutti i giorni, lavorativa e familiare.
Pensandoci bene, non sono certo di avere la capacità di far capire a chi mi sta attorno cosa ho provato, vissuto e soprattutto visto in “quel posto”.
Lo chiamo “quel posto” non per mancanza di rispetto, ma perché è un luogo completamente diverso da tutti quelli visitati nella mia vita. 

“Quel posto” si chiama Tulear e si trova nell’area a sud-ovest del Madagascar.

A pensarci bene così lontano da casa, quasi più vicino al Polo Sud che all’Italia, non ero mai stato.
Un luogo che, se ti venisse descritto, non ti farebbe venire mai il desiderio di conoscerlo: non ci sono servizi e strade, pulizia o quelli che siamo soliti chiamare confort.

Siamo nel 2023, in un Paese di 170mila abitanti.

Siamo arrivati la sera del 22 giugno, dopo 48 ore di voli: partiti da Malpensa il 20 sera, siamo atterrati a Fiumicino per il primo scalo; poi, siamo ripartiti dopo 2 ore a causa di un overbooking e atterrati dopo tutta la notte trascorsa in aereo ad Addis Abeba.
Poi? Di corsa per prendere la coincidenza e l’arrivo all’imbarco per Antananarivo, dove abbiamo pernottato tutta la notte.
Il mattino seguente, verso l’ora di pranzo, abbiamo preso l’ultimo volo con lo scalo in un paese di cui ho perso traccia. All’atterraggio, appena usciti dall’aeroporto, tutti i ragazzi che lavorano per la Onlus con cui sono partito erano lì ad aspettarci per un saluto. Un’emozione infinita, che non mi era mai capitata.

Saliti sulla Jeep, guardando fuori dal finestrino, non c’era nulla che sembrasse andare bene nella città per noi che siamo abituati ad avere tutto e all’istante. Mi sembrava follia quello che vedevo a pochi metri da me, un modo incredibilmente opposto al nostro.
Perché quando vedi marciapiedi pieni di vario cibo a terra pronto a essere venduto, gente scalza che cammina in mezzo a qualsiasi cosa come se nulla fosse, bambini con stracci addosso che ridono e giocano a ridosso della strada rischiando la vita ogni giorno, mamme che allattano a bordo strada nella sporcizia più totale, gente che fa qualsiasi “bisogno” alla luce del sole o della notte, i modi di vedere la vita sono molto diversi.

Se hai letto fino a qui potresti pensare: “Ma chi te lo ha fatto fare?”.

Allora, ti rispondo: è stata la voglia di un’esperienza non comune e non nella mia zona di comfort, quella che tutti dicono di voler fare ma poi nessuno fa.
Oltre che seguire un progetto che sentivo MIO, insieme ad amici.
Con Giorgia, grazie a Davide, Nicole e Asia, e grazie alla loro Onlus Aid4Mada, abbiamo visto un mondo diverso dal nostro, che ci ha preso a “schiaffi”.

Sono entrato nelle baraccopoli dove vivono e dormono se va bene 4/5 persone sulla terra senza acqua e cibo in 6 metri quadrati.
Sono andato nei villaggi raggiungibili solo con il carretto trainato dagli zebù, dove le persone vivono nelle capanne e sono gestite da un capo villaggio.
Sono entrato nell’orfanotrofio, nella scuola primaria e abbiamo visitato i pozzi d’acqua potabile che grazie ad Aid4Mada danno una luce di vita in un posto dimenticato dall’Uomo.

Abbiamo aperto oltre a tutti questi progetti della Onlus anche Play4Mada.

L’idea comune, partita da un pensiero mio e di Giorgia, era quella di dare a dei ragazzi attraverso la pallacanestro una possibilità di provare a cambiare la propria vita.
Il progetto prevedeva in origine la costruzione di un campo da basket come polo di incontro per evitare che i bambini dopo la scuola si perdessero per le vie della città tra sporcizie, pericoli e droghe.
Play4Mada a giugno 2023 è stato realizzato ed è in continua costruzione grazie ai molteplici fondi di tutte le persone che ci hanno sostenuto e hanno creduto in noi.

Una piccola luce si è accesa e siamo solo all’inizio di questo progetto.

Sono tornato a casa la mattina del 5 luglio con pensieri diversi da quelli che avevo alla partenza.
Sarò sincero: non mi ha stupito tanto quello che ho visto a posteriori, ma mi hanno lasciato incredulo i sorrisi delle persone incontrate, la loro voglia di farsi conoscere e la gioia di vivere tutta la vita a ritmo di musica, quella che ogni mattino alle 5 sentivo e che smetteva a notte fonda.

Queste persone non hanno nulla e sono felici, ma il loro nulla è tutto.

#EnjoyTheJourney