Scrivo perché…

Abbiamo mai scritto quello che veramente siamo?

Ho sempre pensato che la scrittura fosse un mezzo per esprimere il proprio essere. 
Uno strumento composto da lettere, spazi e punteggiatura, messi insieme con una logica ben definita, e che proprio in quello stare insieme riescono a raccontare i nostri pensieri.
Non ho la presunzione di “saper scrivere”, ma posso dire che scrivendo metto a “nudo” me stesso, raccontando a chi non mi conosce chi o cosa sono.
Sono sincero: non sono il classico “mangia libri”, una persona che appena ha un minuto di tempo libero legge, ma so con certezza che allenarsi nella lettura, giorno dopo giorno, sia utile per migliorare il lessico.

La scrittura per me è come una fotografia, un’instantanea capace di “catturare un ricordo”, che sia un pensiero, un concetto, un evento o un semplice attimo che non voglio scordare.

Ho la fortuna – sfortuna di non aver ricevuto un imprinting  da nessuno, ma solo buoni consigli da pochi e veri Amici, e posso dire di essere padrone di me stesso con una mia personale e originale linea guida.
La scrittura, come la storia mi ha insegnato, è libertà di pensiero ed è questo che la rende di tutti.
Posso scrivere ovunque io mi trovo, e lo posso fare su un fazzoletto di carta o su un foglietto, in un parco o su un treno, mentre cammino o anche quando mi rilasso al sole.
L’importante è seguire l’istinto.
Non esistono modi stabiliti: la scrittura è libera dai vincoli di tempo, perché quando mi obbligo a rimanere entro un determinato lasso o mi do delle scadenze, mi rendo conto che mi precludo il fatto di essere naturale e genuino.

Un po’ come avviene quando con il surf aspetti l’onda perfetta, la scrittura viene se sai aspettare, senza fretta. 

Un consiglio che mi sento di dire: non vergognatevi di mettere nero su bianco voi stessi, siate unici perché è la vostra unicità che vi farà emergere dalla folla.