Covid – 19

Abituarsi al silenzio

Mi sveglio.

E’ una delle tante mattine di questo strano Marzo.

Il silenzio è assordante. Un silenzio imposto e non scelto.

Ho vissuto i primi 32 anni della mia vita, a svegliarmi in una casa dove ogni mattino dalle 7 alle 9 passavano un’infinità di veicoli creando un fastidioso frastuono.
E’ costruita sul ciglio della strada, una via molto trafficata dai pendolari del lavoro.
Li, ho mangiato, giocato, dormito … ho vissuto al suo interno dove c’è un ampio cortile dove potevo “far casino”. Si perché lo potevo ancora fare.
Ora da qualche mese ho casa mia, dove molte sono le cose diverse e dove sto cercando “i miei” spazi, anche se tutto questo un pò fa strano.

Come è strano questo mese di Marzo, in cui vivo in un surreale silenzio.

Sono a casa da parecchie settimane dal lavoro e lo smart working – questo è il secondo o terzo nome più utilizzato in questo periodo – mi permette di lavorare. 
Mi ritengo un privilegiato, altri sono a casa e STOP.
All’inizio sembrava tutta una gran barzelletta, dalla Cina arrivano le prime voci di questa nuova influenza chiamata Covid -19 o più comunemente Corona Virus.
Sono sincero, non ci ho dato assolutamente peso. Come la gran parte della gente l’ho snobbata, facendomi quasi una risata, pensando fosse solo una semplice influenza stagionale come tante altre.
Quando è arrivata in Italia, gli effetti non mi erano chiarissimi ma la sua subdola forza ad insinuarsi tra tutti noi si.
Ho lavorato prima dello stop preventivo e gli ultimi giorni in ufficio non sono stati particolarmente semplici.
Tutti noi colleghi ci guardavamo in “modo strano” per come i media dicevano di comportarsi in mezzo alla gente.
Le precauzioni sono di stare per sicurezza a 1 metro di distanza l’uno dall’altro, lavarsi le mani con disinfettanti più volte possibile al giorno e di utilizzare per chi avesse la fortuna di averla la mascherina, per evitare il contagio.
Pochi giorni dopo essere rimasto a casa preventivamente, il governo, preso atto dell’aumentare dei casi di contagio soprattutto al Nord d’Italia, ha dichiarato uno stato di pandemia generale. Ha obbligato la gente con diversi decreti a non uscire di casa per evitare il propagarsi del virus, almeno di emergenze o necessità vitali.
Per una crisi di questa portata, mi guardo indietro e penso ai racconti dei miei nonni sulla 2a guerra mondiale.
Da quei giorni preventivi, ora son arrivato a quasi un mese chiuso nel silenzio generale in casa a lavorare.
Quel silenzio di cui non sono mai stato abituato, per dove ho vissuto, per la vita che vivo ora e per le passioni che mi concedo.

Il silenzio mi appartiene se lo cerco, non se mi obbligano.

Ma in queste settimane, quell’obbligo a gran parte di noi sta salvando la vita, perché questo virus lo si vince “isolandoci” da tutti. Mi permetto solamente la spesa una volta a settimana, e vedere i miei genitori velocemente altrettante volte.
Questo virus si è spanso ad una velocità inimmaginabile per quasi tutto il pianeta , le mancanze a livello nazionale sono a migliaia e a livello mondiale fanno rabbrividire.
Ho paura per chi mi circonda, ho paura per questo inevitabile silenzio.
Ho la presunzione di pensare che quello che mi e ci sta succedendo sia un insegnamento per il futuro. Quel futuro che ho sempre dato per scontato.
Spero che la gente in questo periodo, si fermi a pensare su quello che veramente conta nella vita, ognuno ha le sue priorità ma è giusto forse metterle in ordine. Questo forse è il punto zero per tante generazioni.

Qualche giorno fa, riguardando un video, mi sono soffermato su una frase per me significativa : “Goditi il viaggio”.

Penso sia una stupenda frase perchè a prescindere da questo strano Marzo, la vita va goduta perché è il dono più prezioso.

Ma oggi guardo fuori dalla finestra della mia casa e sento ancora tanto silenzio.

#GoditiilViaggio