Giulia Ferrandi – Oltre l’atleta

Giulia è una calciatrice professionista ma, prima ancora che atleta, è una mamma.
In questa intervista si racconta, condividendo pensieri e spunti che possono diventare fonte di ispirazione.
Mi piace partire da questa domanda. Chi è Giulia?
Credo che nella semplicità di questa domanda si nasconda anche una difficoltà immensa nel rispondere senza cadere nel banale. Giulia è una donna, una mamma assolutamente imperfetta.
Tra tanti alti e altrettanti bassi ho sempre cercato di non mollare mai: certo, ho sbagliato spesso facendomi prendere dall’istinto, ma ho anche dato tanto.
Giulia oggi è una persona diversa grazie alla nascita di Leonardo. Per lui voglio essere un esempio e motivo di orgoglio.
Ci siamo conosciuti quasi tre anni fa e ho percepito subito il tuo amore profondo per il gioco del calcio. Riesci a descrivere cos’è per te questo sport a livello emotivo?
Il calcio per me è la mia vita: sin da bambina mi ha definito, e non so se sia un bene o un male.
È stato per anni un luogo sicuro, ma anche quello in cui ho provato più dolore.
Ancora oggi è trovare un pallone per strada e mettermi a giocare: è più forte di me.
È tutto e sarà difficile un giorno mettere la parola fine.
Nel 2012 questo legame si è “spezzato” quando hai pensato che i tuoi sogni fossero finiti.
Ci aiuti a capire cosa è successo e cosa ti è mancato in quel periodo?
Dopo più di un anno sei tornata nel calcio a 5 e poi hai vissuto un’esperienza in Inghilterra. Cosa ti ha spinto a ricominciare da Londra prima nel West Ham poi nel Watford, in un calcio come quello inglese?
L’esperienza a Londra è stata la scelta più bella che potessi fare, dettata anche dal fatto che volevo imparare l’inglese.
Nonostante le sveglie all’alba per aprire la caffetteria in cui lavoravo, vestire la maglia di due club così importanti ha ripagato ogni sacrificio.
Con il Watford poi ho avuto la fortuna di fare il mio esordio nello stadio della squadra maschile il Vicarage Road.
Ancora oggi a ripensarci mi vengono i brividi.
Due anni oltre Manica, poi il ritorno in Italia e l’ultima promozione in Serie A nel 2023 con la Lazio.
La stessa estate non è arrivata la conferma.
Speravi in un epilogo diverso?
Hai conseguito il patentino UEFA B e stai portando avanti un percorso in un contesto dove la percentuale di allenatori uomini è ancora più alta rispetto a quella delle donne.
Senza cadere in luoghi comuni, cosa pensi di questo tema?
Proprio pochi giorni fa la FIFA ha introdotto una nuova regola che prevede che le nazionali femminile abbiano l’obbligo di avere nello staff due donne tra cui una deve essere allenatrice o vice.
Sinceramente!? Non credo sia la strada giusta.
Sarebbe invece opportuno valutare gli allenatori/allenatrici per quello che sono e che hanno fatto nel loro percorso.
Se oggi fossi a capo della Federazione cosa faresti per rendere il calcio femminile più sostenibile e appetibile?
Bella domanda! Nonostante si stiano facendo passi da gigante sotto ogni punto di vista, il problema maggiore rimane la nostra società.
Scardinare luoghi comuni e dimostrare che anche le donne possono e sanno giocare a calcio è una battaglia ogni volta.
Gente che non vede partite da anni insiste nel dire che non siamo tecniche o commettiamo errori che “neanche nei pulcini” si vedono.
Bisognerebbe semplicemente smettere di guardare una partita di calcio femminile pensando di vedere un match con l’intensità e velocità che caratterizzano quelli maschili. Ritornando alla domanda, forse – anche in modo provocatorio – darei meno visibilità al calcio maschile.
Ti faccio la domanda che forse aspettavi di più. Cosa significa per te tuo figlio Leonardo?
Leonardo per me è la vittoria più bella.
Le emozioni si sono amplificate e ora tutto quello che faccio è rivolto a lui. Spero mi possa vedere giocare ancora un pochino.
Nel calcio femminile di oggi pensi esista un problema di programmazione e aiuto per le atlete post gravidanza? Come hai vissuto questo periodo?
Oggi ci sono aiuti per le ragazze che rimangono in attesa, ma credo che si possa fare molto meglio.
Allo stesso tempo credo che in Italia sia molto difficile rientrare dopo la gravidanza: è un evento che ti scombussola sotto ogni punto di vista e non conosco oggi persone all’interno di società che si occupano del rientro in campo delle giocatrici diventate mamme.
Certo, diventare madre è un dono, ma allo stesso tempo bisogna essere rispettosi verso le società.
Spero con tutto il cuore che in futuro si possa aiutare una calciatrice a rientrare ai suoi livelli anche senza un contratto.
Ti faccio la classica domanda che magari non si vuol sentire. Sei giovane stai creando la tua famiglia, ma a calcio non giocherai per sempre. Hai già un piano per il futuro?
Mi viene difficile pensare a una vita senza calcio.
Ma allo stesso tempo credo che quando smetterò prenderò un periodo per me per capire cosa fare da grande.
Ti lascio con un’ultima curiosità. “Corriamo” ad una velocità folle e viviamo tutto in pochi secondi.
Se pensi alla Giulia di oggi, come immagini la Giulia tra dieci anni?
Tra 10 anni mi vedo correre tra scuole e campi da calcio o da tennis. Sogno di intraprendere la strada della radio e della tv.
È un percorso che, dopo il calcio, mi sono costruita mattoncino dopo mattoncino. Ne vado fiera e spero di continuare.
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Comments
Riccardo Cerruti
Bella intervista
Mattia
Grazie mille del riscontro Ricky.
I feedback positivi sono sempre “benzina” per continuare a fare bene.