Elisa Cecchetti – Essere, prima di tutto

Elisa Cecchetti è uno dei volti più rappresentativi del softball italiano.
Un percorso costruito nel tempo, tra scelte, esperienze all’estero e responsabilità sempre più grandi indossando la maglia azzurra.
Ma dietro ai risultati e al ruolo in campo, c’è una storia fatta di crescita, equilibrio e identità.
Un viaggio che va oltre il gioco, e che racconta cosa significa davvero trovare il proprio spazio.
Partiamo dall’inizio: cosa ti ha fatto innamorare del softball e trasformarlo in una parte così importante della tua vita? E secondo te, cosa serve oggi perché altri ragazzi possano provare lo stesso?
Mi sono avvicinata al softball grazie alla mia famiglia.
Le mie cugine e mia sorella giocavano e per me è stato naturale iniziare seguendo loro.
Ho sempre amato fare sport e soprattutto competere.
L’ambiente di Bollate mi ha dato la possibilità di fare tutto questo e di poter crescere circondata da persone che hanno sempre avuto a cuore la parte agonistica di questo sport ma anche il farci divertire ed essere noi stesse.
Inoltre il softball mi ha dato l’opportunità fin da piccola di viaggiare e di fare esperienze al di fuori dell’Italia e questo è sempre stato un grosso stimolo e qualcosa per cui sono davvero grata.
Credo che questo dovrebbe essere lo stimolo per i ragazzi di oggi per avvicinarsi allo sport: innanzitutto è importante per la nostra salute fisica e mentale praticare qualsiasi tipo di attività fisica e poi lo sport educa a dei valori che saranno poi lo standard nelle nostre vite al di fuori del campo.
Io ho sempre sognato di diventare un’atleta professionista ma anche per chi non ha lo stesso obiettivo, lo sport permette di aprire degli orizzonti su luoghi, persone e valori con cui forse non saremmo entrati in contatto senza.
Il catcher è spesso il “cervello” della squadra: quando hai capito che quello sarebbe stato il tuo ruolo ideale?
In realtà ho iniziato a fare il catcher un po’ per caso.
Nelle giovanili giocavo interbase ma c’è stato bisogno che iniziassi a ricevere per un infortunio di un mio compagno di squadra (in u13 potevamo giocare misti maschi e femmine).
Poi è stato un ruolo che mi si è cucito addosso molto bene andando avanti penso per via della mia personalità e capacità di gestire una partita dietro al piatto.
Non c’è niente di paragonabile al flow di chiamare una partita e di entrare in sincronia con il lanciatore per trovare la sequenza perfetta per mandare out un battitore.
In passato, ti sei descritta in un’intervista come un'atleta "con un carattere spigoloso ma producente", necessario per arrivare all'obiettivo. Pensi che questo lato sia stato la tua forza nella carriera finora?
Penso che la mia forza fino ad ora siano stati la disciplina e la costanza nel lavoro.
E poi il rimanere sulla mia strada senza avere troppe distrazioni.
Quando parlo di distrazioni intendo ascoltare chi dice che qualcosa è impossibile o non realistico, ascoltare chi ha pensato che non avessi la stoffa oppure anche dare troppo spazio ai dubbi nella mia testa.
Sono spigolosa, nel senso che so quello che voglio e ho imparato a costruirmi intorno a me un ambiente che mi permette di raggiungere i miei obiettivi: tutto ciò che è effimero al mio percorso di solito non ha spazio nella mia vita e questo può non piacere a tutti o essere percepito in maniera negativa.
Ma si allinea ai miei valori e agli obiettivi che mi prefisso passo dopo passo e alla fine è ciò che conta.
Sei diventata un punto di riferimento della nazionale italiana: la leadership è qualcosa che senti naturale o che hai costruito nel tempo?
Sicuramente è una cosa naturale e in linea con la mia personalità ma è anche una cosa in evoluzione e per me è fondamentale imparare sempre qualcosa di nuovo per essere un leader migliore e lasciare qualcosa di positivo a chi mi sta intorno.
È davvero un onore poter giocare per la Nazionale e negli anni ai miei obiettivi
personali si è aggiunto quello di lasciare questa maglia meglio di come mi è stata
consegnata.
Voglio lasciare qualcosa di importante per chi verrà dopo di me e darà
a sua volta un contributo per portare questa squadra sempre più in alto.
Il bello del crescere con questi colori è quello di realizzare che ogni passo in avanti che
facciamo è un’eredità che lasciamo alle atlete della Nazionale del futuro e non c’è
niente di più importante al momento.
Questa è la “legacy” che voglio aiutare costruire per me e per questa squadra.
Hai vissuto realtà molto diverse tra Italia, Usa e Messico: cosa ti hanno lasciato,
dentro e fuori dal campo?
Tutte queste esperienze, ognuna in modo diverso, mi hanno fatto crescere e diventare la giocatrice e la persona che sono oggi.
Ogni volta che ho avuto l’opportunità di uscire dalla mia zona di comfort ho imparato qualcosa di nuovo e non c’è niente che può sostituire il viaggiare e vivere in realtà diverse dalla tua.
Sia che l’esperienza fosse stata positiva o fosse stata negativa, ho conosciuto una parte nuova di me.
Ho imparato tante cose nuove e che mi hanno migliorato e altre volte provato una cosa nuova che mi ha fatto capire che non serviva cambiare ma ero già sulla strada giusta.
Dentro al campo ho avuto la possibilità di essere allenata da persone diverse e ognuna mi ha lasciato qualcosa durante il mio percorso.
Ho condiviso il campo con giocatrici incredibili e ho cercato di essere come una spugna e portare sempre qualcosa con me: avere la possibilità anche solo di osservare come stanno in campo, le loro routine e avere il privilegio di parlare di softball con loro è qualcosa che non ho mai dato per scontato.
Ho avuto la fortuna di giocare di fronte a stadi pieni e l’energia dei fan è qualcosa di indescrivibile.
Il tifo incondizionato che ho sentito è stato commovente e cerco nel sempre di portare in campo la versione migliore di me per ringraziare di tutto il supporto che ricevo sia da chi è nelle tribune e chi mi segue da casa.
Fuori dal campo ho conosciuto persone che vengono da paesi con culture diverse dal nostro e questo mi ha insegnato a guardare il mondo con una prospettiva diversa e sapendo che ognuno di noi vive in condizioni diverse che influenzano chi siamo e
questo è forse il regalo più bello che lo sport mi abbia dato.
Partecipare a un’Olimpiade è il sogno di tanti, ma solo pochi fortunati lo realizzano.Cosa ti è rimasto di quell’esperienza?
Mi è rimasto il voler partecipare ad un’altra e portare a casa un risultato migliore,
imparando da quello che è stato il percorso per arrivare alla mia prima partecipazione a Tokyo.
Alle Olimpiadi l’aria che si respira è diversa da qualsiasi
altra competizione e voglio solo lavorare duro per poter respirare quell’aria un’altra volta.
Guardando la situazione italiana oggi, cosa pensi sia cambiato rispetto ai tuoi
inizi? E cosa faresti per rendere più visibile il movimento?
Tantissime cose sono cambiate in positivo.
Le ragazze italiane negli ultimi anni hanno avuto tante opportunità di giocare all’estero e in competizioni internazionali rispetto ad una volta quando solo la nazionale elite aveva lo stesso tipo di opportunità.
Le possibilità di crescita sono tante: non ancora abbastanza ma molte di più di quelle che c’erano prima. Io stessa mi rendo conto di essere stata esposta a tanto softball di alto livello fin da “piccola”.
Ogni anno nascono nuove leghe, vediamo più softball in tv o in streaming, i social sono pieni di esempi di atlete che “ce l’hanno fatta”. “If you can see it, you can be it” però ci vuole coraggio e tanta dedizione nelle scelte che si fanno.
Per il nostro movimento, i risultati che portiamo con la nazionale sono sicuramente importanti e danno visibilità.
Anche per questo qualificarci per le Olimpiadi di Los Angeles è un obiettivo fondamentale.
C’è qualcosa a cui hai dovuto rinunciare per arrivare dove sei oggi?
Ho rinunciato ad una vita diversa ma non ho alcun tipo di rimpianto e non farei a cambio con niente e nessuno.
Ovviamente ho dovuto fare delle scelte che hanno tolto tempo e risorse da altre cose ma ne è sempre valsa la pena.
Penso che la nostra vita sia divisa in stagioni e in questa particolare stagione della mia, la maggior parte delle decisioni che ho preso hanno dato priorità al softball.
So che non sarà sempre così ma al momento tutto si allinea con dove e chi voglio essere.
Trovare equilibrio è importante ma a volte è sopravvalutato e irrealistico trovarlo.
Se vogliamo raggiungere dei risultati di un certo tipo è impossibile pensare che la nostra vita sarà bilanciata in tutti gli aspetti nella stessa quantità.
Per forza di cose bisognerà rinunciare a delle cose che non sono la priorità in quel momento.
Nella tua pagina social oltre all’atleta, vedo che una delle tue passioni è quella
del viaggio. Quali sono le esperienze che ricerchi e i luoghi che più ti affascinano?
Si mi piace viaggiare, mi piace stare in natura e ho un debole per la montagna.
Ci sono tantissimi posti che voglio visitare e grazie al softball sono già riuscita a girare abbastanza.
Magari dopo la stagione di softball preferisco viaggiare in posti con tanta natura e un po’ isolati per potermi riprendere dalla frenesia dei mesi precedenti.
Mi piace anche ritagliarmi delle giornate in montagna dove posso staccare la spina anche durante la stagione. Però New York City è uno dei miei posti preferiti al mondo e non è decisamente naturalistico o isolato, quindi non so se ricerco delle esperienze in particolare.
Sicuramente voglio vedere il mondo più che posso e conoscere nuove persone e culture.
Domanda semplice ma non scontata: chi è Elisa oggi?
Sono una persona orgogliosa e grata per quello che ho raggiunto ma con ancora tanti obiettivi e sogni nel cassetto.
Finita la partita, ti siedi sul piatto di lancio mentre il sole sparisce all’orizzonte:
a cosa pensi?
Probabilmente a tornare a casa a mangiare, dormire e recuperare per il giorno successivo: non bisogna sottovalutare i 30 anni.
Però anche alla fortuna di poter vivere il mio sogno tutti i giorni e che la “me” bambina sarebbe stata una fan di chi sono riuscita a diventare oggi.
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