Luoghi Comuni

I 36 anni fuori porta
È vero, non sono stati anni “produttivi” quelli dopo il Covid, perché nel 2022 ho scritto un solo articolo e il tempo si è di nuovo accorciato per vivere la nostra classica frenetica vita.
Ma una cosa son riuscito in parte a fare: viaggiare.
Parto dalla fine, perché per il viaggio della scorsa estate tra Normandia e Bretagna potrei scrivere un libro.
Quindi parto da questo 2023 appena iniziato e dall’alba del 5 gennaio quando abbiamo preso il volo con destinazione Tel Aviv, aeroporto Ben Gurion.
Una partenza avvenuta in un giorno a me caro, perché il volo mi è stato regalato per il mio compleanno, il numero 36.
Dai vari blog letti e video guardati, per i viaggi in Israele tanti parlavano di controlli molto meticolosi soprattutto all’atterraggio: tuttavia, grazie al nostro “viso angelico”, abbiamo passato i controlli solo con qualche domanda e senza grossi problemi.
Zaini in spalla, usciti dal gate, ci siamo diretti a prendere il taxi “comune” verso Gerusalemme.
Arrivati a Jaffa Gate, la porta occidentale della città vecchia, e dopo aver trattato sul prezzo, ci siamo diretti verso l’hotel.
È in questi momenti che ti accorgi di come essere schiavi della tecnologia faccia essere “fuori dal mondo”, per cercare ad esempio l’albergo senza Google maps.
Dopo aver lasciato gli zaini, ci siamo subito immersi nel cuore della Città vecchia per cercare di assaporare il più possibile tutto quello che poteva offrirci.
Arrivate le tre del pomeriggio e non avendo mangiato dalla mattina, abbiamo optato per uno dei pranzi più tipici israeliani: i falafel, semplici polpette di legumi speziate e fritte, solitamente accompagnate con hummus e pomodori.
La giornata è proseguita senza sosta, seguendo le indicazioni stradali per cercare di arrivare nei luoghi di culto che ci eravamo prefissati di vedere.
Ecco, chi magari pensa sia la cosa più semplice girare nelle viuzze di Gerusalemme, sbaglia.
Le strade sono a misura d’uomo (non più larghe di 2 metri e mezzo), e negli orari di punta qui camminano un’infinità di persone si rischia, così, di incappare nelle moto carrozzete che non hanno cura di nessuno, o di perdersi perché ogni via sembra uguale.
Insomma ci si trova in un labirinto dove “è tutto sotto controllo”.
Il pomeriggio è proseguito nel perdersi, curiosi, nei quattro quartieri in cui è divisa Gerusalemme: cristiano, arabo, armeno e mussulmano, ognuno con caratteristiche e usanze diverse, ma tutti sul quel sottile filo del riuscire a vivere in comune.
A fine giornata siamo rientrati in hotel e dopo una tisana bollente siamo crollati nel sonno.
Il giorno dopo grazie ad Abraham Tours abbiamo seguito una guida che ci ha portato a vedere gran parte dei luoghi sacri.
Sono stati momenti molto emozionanti, perché a prescindere dalla fede, si tratta di posti con un’energia pazzesca e particolare.
Lasciata la guida e dopo un pranzo veloce, ci siamo goduti più intimamente il Santo sepolcro e il Western Wall, il muro del pianto.

Sono stati momenti veramente intensi: avevo di fronte tutto quello che il mondo cristiano ambisce vedere una volta nella vita.
All’interno del Santo Sepolcro abbiamo ammirato il luogo della crocifissione, chiamato il monte Golgota; la lastra di pietra dove la storia narra che Gesù fu steso appena dopo la morte; e la tomba dove fu deposto.
Poco dopo siamo finalmente arrivati al luogo simbolo di Ebrei e Cristiani, l’ultimo tratto di muro occidentale, il Muro del pianto.
Arrivati al check point di controllo, come fossimo all’imbarco di un aereo, siamo scesi per una scalinata prima di vedere il muro dove le due religioni si dividono – anche tra maschi e femmine – nel pregare il proprio credo, sempre con il rispetto altrui.
Ripresi gli zaini ci siamo incamminati – appena fuori dalle mura cittadine – verso il giardino dei Getsemani e l’infinita scalinata che porta al monte degli ulivi, dove abbiamo ammirato tutta Gerusalemme dall’alto, all’esterno delle mura.
Il giorno dopo, con una bella levataccia mattutina, per assaporare i luoghi che ci circondano fin dall’alba, ci siamo diretti con il pullman organizzato dal tour in tre posti imperdibili:
la Città abbandonata di Masada;
il Giardino Ein Gedi;
il mar morto dove le acque super salate ti fanno galleggiare come una ciambella.

E’ stata una giornata incredibile: siamo partiti da Gerusalemme con i piumini e siamo arrivati alla città abbandonata di Masada vestiti con maglietta e pantaloncini; abbiamo visitato il Giardino Ein Gedi e tutta la sua splendida natura in un posto desertico; per finire nel punto più basso della terra (- 420 m) a fare il bagno nel mare più salato al mondo a 18°.

Penultima tappa sempre con la classica sveglia presto la visita alla spianata delle moschee dove è consentita la visita per i non mussulmani solo in alcune fasce orarie.
Ultimissima meta è stata la visita allo YadVashem, il museo dell’olocausto che documenta e tramanda la storia del popolo ebraico durante la Shoah. Percorrendo i corridoi sul finire della visita mi sono soffermato su una frase scritta all’ingresso dell’ultima stanza:
I SHALL GIVE THEM IN MY HOUSE AND WITHIN MY WALLS A MEMORIAL AND A NAME.
All’interno della stanza c’erano scritti i nomi di tutte le vittime riconosciute di quello sterminio.
Rientrati all’hotel dopo aver scampato la multa sul tram, perché non si capiva dove poter far un biglietto – ricordiamo che a Gerusalemme non ci sono controlli in giro, NO! – abbiamo recuperato i bagagli e siamo corsi a prendere il treno in direzione Tel Aviv per passare gli ultimi due giorni del viaggio.
Arrivati nel tardo pomeriggio abbiamo visitato Old Jaffa, la parte più antica e più storica della città, con i suoi locali semplici e i ristoranti, comunque alla moda e a misura d’uomo.

Spero di poter vedere la parte nuova in futuro, ma son contento di aver visto la “vecchia Tel Aviv” e il suo piccolo porto storico, anche attraverso una guida che il mattino seguente ci ha portato a visitarla.
Sul finire di questi 5 giorni non ci siamo fatti mancare 45 minuti finali di turbolenza in aereo, accettati “alla grande” dopo le grandi esperienze vissute.
Grazie a chi ha condiviso con me questo viaggio, perché la condivisione è la linfa per vivere al meglio.
A giugno prossimo ho già in programma un altro viaggio che mi porterà fuori dall’Europa, ma le esperienze che mi porterò e ci porteremo per il resto della vita non finiscono qui.
#EnjoyTheJourney




