Elena Porro – Un angolo di condivisione

Ogni mattina, con il sole o con la pioggia, prima che la città inizi a muoversi, è già lì.
Avvolta dal silenzio. Un chiosco, i primi giornali da scartare, qualche cliente abituale. Elena Porro ha scelto un lavoro che negli anni è cambiato, insieme al modo di informare e informarsi.
Un lavoro che continua a mettere al centro una cosa semplice: l’incontro con le persone.
Come hai scelto di diventare una edicolante? È stata una scelta, una tradizione di famiglia o semplicemente un’occasione che hai deciso di cogliere?
Ho sempre lavorato con il pubblico.
Nel 2020, nel periodo post-Covid, mio marito è andato in pensione e siccome nel luogo dove lavoravo si erano manifestate delle problematiche legate al futuro, insieme abbiamo deciso di continuare con la gestione dell’edicola.
Un chiosco di giornali è un luogo particolare: ci sono persone che arrivano ogni mattina alla stessa ora, altre che si fermano solo per pochi minuti. Che tipo di rapporto si crea con i clienti, in particolare quelli abituali?
La mia è un’edicola di quartiere quindi la maggior parte delle persone sono clienti abituali con alcuni si è creato un rapporto più confidenziale, si conoscono i figli e poi i nipoti altri che rappresentano la minoranza, preferiscono acquistare senza chiacchiere supplementari.
Negli anni sono cambiate persone, abitudini e soprattutto il modo di informarsi. Quale evoluzione ti ha più colpito, osservata dall'altra parte del bancone?
Purtroppo negli anni la vendita dei quotidiani e dei prodotti legati alla carta stampata in generale ha segnato un calo.
Penso che la mia sia l’ultima generazione di edicolanti. Nei centri delle città le edicole si sono ormai trasformate in luoghi dove si vendono gadget e souvenir, e solo in minima parte giornali.
Mi è sempre piaciuto il rapporto con il pubblico e quando qualcuno vuole fare quattro chiacchiere fa sempre piacere.
Penso che l’incontro con l’altro sia quasi sempre un arricchimento reciproco.
Secondo te, cosa racconta di una persona il giornale o la rivista che sceglie?
In linea di massima il grado di cultura.
Dopo tanti anni a contatto con il pubblico, pensi che ci siano persone che ti hanno lasciato qualcosa, anche solo attraverso una semplice chiacchierata?
Oggi basta uno smartphone per avere notizie in tempo reale, e anche i telegiornali ci raccontano in tempo reale i principali fatti.
Cosa si è perso rispetto a quando bisognava aspettare il giornale del giorno dopo?
Il mondo evolve molto più velocemente rispetto al passato, anche se a volte i cambiamenti possono farci sentire disorientati non è corretto pensare che il passato sia per forza migliore.
Le cose cambiano perché tutto è impermanente.
C’è qualcosa che questo lavoro ti ha insegnato sulle persone che probabilmente non avresti imparato facendone un altro?
Lavorare a contatto con il pubblico ti forma dal punto di vista sociale.
Non posso fare confronti, però, con altre occupazioni diciamo più solitarie.
Il chiosco è anche una posizione privilegiata per osservare la città: passano davanti a te generazioni diverse. Guardando i ragazzi di oggi, cosa pensi sia cambiato di più rispetto a quando eri giovane tu?
I ragazzi di oggi logicamente vivono problematiche molto diverse dalle mie che ho 60 anni.
Penso che in generale la giovinezza possa essere un momento bellissimo o bruttissimo a prescindere dai tempi in cui la viviamo: dipende molto dallo spessore umano e dalle scelte che si compiono.
Se domani dovessi chiudere per sempre quella saracinesca, cosa pensi che ti mancherebbe davvero?
Quando chiuderò l’edicola, penserò a godermi un po’ di tempo libero perché con questo tipo di attività ti devi accontentare di pochi spazi.
Di alcune persone serberò un piacevole ricordo.
Sicuramente non mi mancheranno i ritmi serrati, ma avrò nostalgia di quei momenti di pace e tranquillità che si vivono prima che tutta la città si svegli e si metta in movimento … si tratta di attimi veramente impagabili, nei quali godere ad esempio del suono dei primi uccelli che si svegliano o degli scoiattoli che vengono a mangiare qualche nocciolina.
Dopo aver passato una vita a vendere storie raccontate dagli altri, qual è la storia della tua vita che vorresti ancora poter raccontare?
Vivrò semplicemente quello che la vita mi riserva come ho sempre fatto, cercando di cogliere il meglio.
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